Learning

-Ciao! Sono tornato dall’India, sono stato là quattro mesi!
– Ah bello, la ricerca dell’io, la spiritualità, l’insegnamento dei grandi guru… e cos’hai imparato?
– Ho comprato uno smartphone.

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essere per non essere. disputare per non combinare. fingere di saper vivere per non morire. socializzare per non affogare. amare… possibile?

dov’è che la coscienza di sé rende possibile o impedisce il provare qualcosa per qualcuno?

avete un’idea del perché continuate a respirare?

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NELL’ANNO 1 d.B.

 

Piuttosto che affidare il comando della nave ad altri preferì farla affondare. Così alla prima inclinazione dello scafo, in preda al panico, passeggeri e uomini dell’equipaggio cominciarono a buttarsi in  mare.

Quando fu sicuro di essere rimasto solo il comandante, che aveva già armato una piccola scialuppa di salvataggio per l’evenienza, come nella migliore tradizione marinaresca abbandonò per ultimo la nave. Mentre la vecchia imbarcazione cercava affannosamente la posizione migliore per raggiungere l’abisso, il comandante cercava la rotta per raggiungere lo yacht ancorato non molto distante.

Finalmente era terminato il dolore di tutte quelle persone che soffrivano. Non c’era più la necessità di inventare ogni giorno qualcosa di nuovo da dire. Dopo aver passato la sua vita a preoccuparsi degli altri, era giunto il momento di dedicarsi a se stesso. Cessato l’ultimo gorgoglio del mare che ormai aveva finito di digerire i pezzi restanti della nave, il silenzio era perfetto.

Uno stivale solo a che serve? Inoltre quello era pieno di pulci che mordevano continuamente. Ora il Mediterrraneo sembrava anche più grande, sembrava un bellissimo lago artificiale. Qualcosa però era rimasto al suo centro. Si tratttava di due enormi piloni in cemento armato di un ponte mai costruito.

Di lì sarebbe partita la ricostruzione di Italia 2.

Non tutti i naufraghi perirono però nell’affondamento della nave. Alcuni, sfiniti dopo aver nuotato tanto, trovarono nuove energie alla vista di quelle due specie di colonne d’Ercole. Che certamenete non avrebbero mai raggiunto per l’enorme distanza, ma che consentirono loro di spingersi nella direzione giusta per approdare  in una piccola isola dimenticata dal destino.

Giunti sulla spiaggia, prima di chiudere gli occhi addormentandosi esausti, ebbero il tempo di leggere un cartello: Benvenuti a Lampedusa.

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confusione…

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Pasqua: venerdì santo

(piccola chiesa sullo sfonfo)

mamma: – si va da gesù che oggi ha la bua…

bambino: – la bua… dove?

mamma: – un po’ dappertutto…

                e domani? …non c’è!   …e domani l’altro è tutto felice…

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eppure non è carnevale…

se mi venissero a dire che per una goliardata da campus bisogna vestirsi tutti da buoni e scorazzare per la città ad offrire pranzi a tutti i poveri che incontriamo forse mi sembrerebbe genialmente trasgressivo, se mi venissero a dire che per fare questo bisognerebbe anche fingere di essere cristiani forse mi divertirei ancora di più…

se leggessi su “topolino”, come è stato, che Rockerduck ha dato da mangiare per un giorno a tutti i poveri della città (che tra l’altro sono finiti all’ospedale per indigestione) per la “giornata della bontà”, mi divertirei…

se fosse carnevale potrei pensare ad una nuova trovata di qualche divertente sindaco…

ma se dovessi accendere un telegiornale qualsiasi e dovessi sentire che cose del genere esistono veramente, che esistono persone che prendendosi sul serio le fanno e le pubblicizzano, allora prima correrei di corsa a prendere un antiemetico, 

poi mi informerei per sapere in quale antro dimora il più potente mago del contrappasso…

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Imegin

 

 

Immaginiamo che uno straniero che vive e lavora da molti molti anni in italia, dopo due anni dalla presentazione della documentazione necessaria completa, ancora non abbia ottenuto la residenza. Con il passaporto nell’attesa scaduto, non potrebbe tornare nel paese d’origine. Se avesse dei figli non sarebbero né italiani né non si sa che cosa.

Immaginiamo che questa persona sfortunata diventi fortunata incontrando qualcuno che si propone di aiutarlo.

Immaginiamo che questo aiuto sia possibile attraverso una organizzazione religiosa.   

Immaginiamo che per poter ottenere questo “aiuto”  il nostro amico sia costretto ad apparire fedele a questa religione.

Immaginiamo che in due giorni ottenga la cittadinanza italiana. Dopo altri due giorni e non oltre sei mesi dovrebbe presentarsi per il giuramento.

Non vi viene la curiosità di sapere che cosa noi, italiani per caso, vorremmo che giurasse e su che cosa?

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la cultura fa la differenza!

tra i capi di stato, i re e i papi si rintracciano i maggiori artefci dei più crudeli misfatti. stermini di massa, genocidi, annientamenti. le più grandi nefandezze che si possano immaginare vengono tutte da qui. 

e certo non si può negare che solo in rarissimi casi si può giungere a tali cariche senza un’adeguata preparazione culturale.

tra i maggiori artefici dei supplizi più atroci e delle torture più orrende che la mente dell’uomo possa concepire, saltano subito evidenti agli occhi due principali rami: quello dell’inquisizione e quello dell’ “intelligence”…

il primo era composto in buona parte de persone per il loro tempo dottissime, molti dei quali veri e propri depositari del sapere e dell’insegnamento, il secondo… basta la parola!

molti dei criminali più efferati dei nostri tempi, i finanzieri senza scrupoli, gli squali che approfittano di aziende sull’orlo del tracollo, i politici che approfittano della loro posizione per istituire imprese di lucro, tutti coloro che, in fondo, sono i veri responsabili della miseria in cui molti di noi vivono,

sono senz’altro persone che, come minimo, nel cassettino hanno una laurea e qualche master.

ma l’attenzione si concentra sempre sulla violenza che deriva dalla povertà, dalla mancanza di alternative. è più facile capire che un guappo diventerà picciotto se non gli si offrono strade diverse, piuttosto che immaginare che una ricca e colta serie di persone milanesi possano nascondere in casa loro persone che trattano come schiave…

è più facile linciare un pedofilo perché la sua violenza è esplicita anziché immaginare che nel mondo esistono milioni di persone che sono costantemente vessate, umiliate, degradate, nell’ambito del loro tranquillo ambiente famigliare.

così come se si pensa ad un genocidio il mondo unito concentra il pensiero sugli ebrei morti per mano di un pazzo e dei suoi seguaci, ma nessuno è in grado di afferare quella sottile morte che vive in molti di noi, destinati a perpetrare nei secoli i soliti errori.

e molti di noi sono figli di laureati.

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L’artista

L’artista è quella persona dalla quale tutto ci si aspetta ma alla quale nessun diritto è accordato…

Che diritto ha l’artista di esprimere opinioni sulla durezza della vita, sulla difficoltà del lavoro, sui problemi di normale sopravvivenza?

In fondo l’artista non si sveglia presto tutte le mattine per prendere il treno e andare a far funzionare qualcosa, non soffre perché paga regolarmente i propri contributi allo stato, non commenta tutti i giorni al bar le ultime di politica o di calcio, in questa comunione di respiri che avvicina tutti i lavoratori…

In fondo l’artista è uno squlibrato, un mezzo degenerato, un inaffidabile per definizione, un inutile…

Cosa produce l’artista, viti? macchine? beni, servizi?

Niente di tutto questo, perché la purezza dell’artista si esprime nella non produzione.

Tutto ciò che è produzione suggerisce utilità, committenza, adeguamento, compromesso. Rari gli esempi storici di artisti liberi e comunque sempre o quasi finiti male…

L’artista puro è colui che vive d’aria, dorme nei campi, non paga bollette, non possiede niente, neanche gli strumenti per creare la sua arte.

Perciò è giusto disprezzare tutti coloro che, in qualche modo e misura, artisti non sono perché tutti i giorni, per sopravvivere, o per fare i soldoni, si piegano a uno dei tanti compromessi possibili di tutti quelli che l’uomo è capace di inventare per giustificare se stesso e il proprio operato.

Potremmo quindi quasi affermare che l’artista è scomparso.

Forse a ben cercare potremmo trovarne qualcuno, ben lontano dai fari del mondo… e allora…

Perché non creiamo una riserva e, come con i panda, facciamo in modo di controllarne la riproduzione?

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ledygàgami

da dove nasce questa smania di essere, oltre che di apparire…

per gente che per tutta la vita si è piccata di trovare una sostanza nella cose, di cercarne l’essenza, per gente che non ha paura di affrontare le conseguenze delle proprie scelte, per gente che non vede la povertà come un difetto…

da quando ci hanno fatto credere, negli odiati e da tanti mitizzati anni ’80, che “saremmo stati famosi” tutto ha cominciato a ruotare in questo senso…  il mondo ha barcollato, ingerito una pasticca di troppo, la frenetica corsa all’oro dei nostri tempi, dilagando nelle nostre coscienze, è diventata la percezione dell’esistenza.

e tutti a scrivere blog, a fare le code per “nation’s got talent”, a sorbirsi i commenti di pinco su pallino, dimenticando che pallino è amico di tizio ma ricordando che caio si è “fatto” sempronio (perché metto le virgolette su fatto, dal momento che ormai è linguaggio di uso comune? perché io “non parlo così!” – e questa invece è una citazione!)

perché ledygàgami, dunque? per immaginare dove ci ha portato questo filo ininterrotto di ricerca dell’effimero.

ci porta a lady gaga, simbolo forse a oggi insuperato di fama dell’inconsistenza, della non sostanza. un piccolo esercito di lavoratori che ci ha mostrato come si può creare quattrino dal nulla, come si può agire sulla leva del business per dare sostanza a chi non ne ha… perfino madonna a suo tempo era più significativa!

e siccome noi non siamo migliori degli altri desideriamo la fama, ma piccola, a noi basta quel tanto che ci permetta di campare. non abbiamo bisogno di compensare con fiumi di denaro una ricchezza interiore insesistente perché, a dir la verità, noi ci sentiamo ricchi.

e se ci siamo dati da fare finora, quasi sempre a titolo gratuito – cosa di cui oggi si possono vantare oggi solo alcuni personaggi illustri – è stato per cercare di essere.

e, certo se arrivasse il produttore dei miei sogni, quello che è disposto a rischiare per la sostanza, quello a cui non vedo brillare il simbolo del dollaro nella pupilla, quello che capisce tutto quello che ho provato a ricercare, quello che non si permetterebbe mai di dire a qualcun altro come deve essere – perché di questo si tratta, quando ciò che fai ha la profondità di ciò che sei – …

beh, allora gli direi – ledygàgami! –

cosa fare poi con tutti “quei” quattrini sarebbe affar mio.

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