Piuttosto che affidare il comando della nave ad altri preferì farla affondare. Così alla prima inclinazione dello scafo, in preda al panico, passeggeri e uomini dell’equipaggio cominciarono a buttarsi in mare.
Quando fu sicuro di essere rimasto solo il comandante, che aveva già armato una piccola scialuppa di salvataggio per l’evenienza, come nella migliore tradizione marinaresca abbandonò per ultimo la nave. Mentre la vecchia imbarcazione cercava affannosamente la posizione migliore per raggiungere l’abisso, il comandante cercava la rotta per raggiungere lo yacht ancorato non molto distante.
Finalmente era terminato il dolore di tutte quelle persone che soffrivano. Non c’era più la necessità di inventare ogni giorno qualcosa di nuovo da dire. Dopo aver passato la sua vita a preoccuparsi degli altri, era giunto il momento di dedicarsi a se stesso. Cessato l’ultimo gorgoglio del mare che ormai aveva finito di digerire i pezzi restanti della nave, il silenzio era perfetto.
Uno stivale solo a che serve? Inoltre quello era pieno di pulci che mordevano continuamente. Ora il Mediterrraneo sembrava anche più grande, sembrava un bellissimo lago artificiale. Qualcosa però era rimasto al suo centro. Si tratttava di due enormi piloni in cemento armato di un ponte mai costruito.
Di lì sarebbe partita la ricostruzione di Italia 2.
Non tutti i naufraghi perirono però nell’affondamento della nave. Alcuni, sfiniti dopo aver nuotato tanto, trovarono nuove energie alla vista di quelle due specie di colonne d’Ercole. Che certamenete non avrebbero mai raggiunto per l’enorme distanza, ma che consentirono loro di spingersi nella direzione giusta per approdare in una piccola isola dimenticata dal destino.
Giunti sulla spiaggia, prima di chiudere gli occhi addormentandosi esausti, ebbero il tempo di leggere un cartello: Benvenuti a Lampedusa.

